giovedì 30 settembre 2010

ricercatori e tesi di laurea

Al Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia
Al Presidente del Consiglio di Corso di Laurea congiunto
in Lingue e Culture Straniere
e in Lingue e Letterature Moderne. Filologia, Linguistica, Traduzione
UNICAL


I sottoscritti ricercatrici e ricercatori del Corso di Laurea congiunto in Lingue e Culture Straniere e in Lingue e Letterature Moderne. Filologia, Linguistica, Traduzione

dichiarano

che si asterranno d’ora in poi dall’essere relatori e correlatori di tesi di laurea, nonché dal presenziare alle sedute di laurea, per manifestare l’estremo disagio nei confronti di provvedimenti legislativi, che sistematicamente hanno eluso e continuano ad eludere il riconoscimento professionale ed economico della didattica svolta dalla categoria nell’università italiana.

Questa forma di protesta - della cui gravità sono consapevoli - vuole al tempo stesso manifestare il più vivo allarme e il dissenso nei confronti di progetti politici che perseguono l’obiettivo di smantellare l’università pubblica italiana, a tutto vantaggio delle università private, senza alcuna garanzia che venga salvaguardata la qualità degli studi e della ricerca.

Il Ddl Gelmini sull’Università in aula per la discussione il 14 ottobre: una vittoria dei ricercatori

Il Ddl Gelmini sull’Università in aula per la discussione
il 14 ottobre: una vittoria dei ricercatori
Il DdL Gelmini verrà portato in discussione in aula il 14 ottobre, alla vigilia dell’inizio della sessione di
bilancio. Non potrà quindi essere votato se non al termine della sessione di bilancio stessa (dicembre, nella migliore
delle ipotesi). Non si tratta quindi solo di un rinvio di dieci giorni (dal 4 ottobre al 14) bensì di una pausa
di riflessione che consentirà evidentemente di inserire nel provvedimento anche correttivi di tipo finanziario.
La Rete29Aprile apprezza con viva soddisfazione questo rinvio. Esso rappresenta una vittoria del movimento
che si è strutturato da aprile a oggi e testimonia che la protesta del mondo universitario non può essere
nascosta sotto il tappeto, riducendola a folclore corporativo o a ribellismo giovanile.
L’approvazione di una legge indecente che smantella l’università pubblica e ne consegna le briciole in
mano ai rettori e alle baronìe ha fatto sollevare una protesta che ha riunito ricercatori a tempo indeterminato
e docenti, ricercatori a tempo determinato, componenti studentesche e che rappresenta il fenomeno politico
più nuovo degli ultimi anni all’interno del mondo universitario. A questa protesta il governo non è stato finora
in grado di dare risposte né di fronteggiarlo adeguatamente.
Ci auguriamo che il governo sfrutti questa pausa di riflessione imposta, con senso di responsabilità e
saggezza, dalla Camera dei Deputati per dare ascolto al mondo universitario e non solo ai rettori e per dare
avvio a una riscrittura radicale di questo disegno di legge.
Abbiamo registrato l’insofferenza dei Rettori riuniti nella CRUI nei confronti di questo ritardo, ma non
la condividiamo affatto; crediamo invece che la nuova calendarizzazione rappresenti una preziosa occasione
per dare vita a una riforma condivisa, partecipata, responsabile e per ottenere finalmente un’università pubblica,
autonoma, libera e aperta.
R29A
www.rete29aprile.it

venerdì 17 settembre 2010

27 settembre 2010

La dott. Mancini riceve il 27 settembre 2010 ore 16,00 nel suo ufficio. Gli studenti interessati sono pregati, come sempre, di ricontrollare comunque qualche giorno prima, nel caso ci fosse qualche cambiamento dell'ultima ora.
Università, ricercatori uniti
"Stop agli anni accademici"
Dalla grande assemblea delle Rete 29 aprile alla facoltà di Chimica della Sapienza di Roma esce un documento che chiede profondi cambiamenti alla riforma Gelmini. "La marcia indietro del rettore di Bologna è stata la nostra prima vittoria"
di MANUEL MASSIMO


Voglia di stare insieme, di confrontarsi, ma soprattutto di reagire a una situazione di profondo disagio che mina le certezze e "ruba" il futuro a migliaia di lavoratori della conoscenza. All'assemblea nazionale della Rete 29 Aprile a Roma si è respirato un'aria di fermento "culturale", come non succedeva da tempo: centinaia di ricercatori provenienti da i dipartimenti di tutta Italia, in rappresentanza di decine di atenei, ma anche colleghi degli enti di ricerca "sopressi", studenti e docenti uniti dalla voglia di promuovere una nuova idea di università: libera, pubblica e aperta.

"L'Università fa la differenza". Questo il motto della manifestazione organizzata nell'aula "La Ginestra" di Chimica alla Sapienza, una location che si è dimostrata appena sufficiente a contenere i tantissimi presenti: segno che il movimento di protesta dei ricercatori nato a fine aprile di quest'anno non si è sgonfiato con l'estate ma, anzi, è cresciuto in questi mesi e si sta fortificando per affrontare l'autunno caldo della contestazione.
Bologna è qui. Voleva aprire l'anno accademico con i ricercatori in cattedra "precettati" per lettera, invece è dovuto tornare sui suoi passi: il dietrofront del rettore dell'Alma Mater Ivano Dionigi rappresenta una prima vittoria per il movimento di protesta dei ricercatori, che invece di spaccarsi si sono "compattati". In rappresentanza dell'università felsinea c'è Daniele Bigi che parla di "autogoal" da parte del magnifico e mette nero su bianco che un terzo degli insegnamenti dell'Alma Mater sono attualmente coperti dai ricercatori e che sull'indisponibilità alla didattica si terrà il punto, senza cedere. Hic manebimus optime.

Uniti si vince. Un momento di confronto "aperto" a tutte le componenti universitarie (erano stati invitati anche i rettori che hanno disertato l'incontro, ndr) per fare il punto della situazione sullo stato dell'arte negli atenei e sulle iniziative da intraprendere per il futuro. Alessandro Ferretti da Torino sottolinea che: "Gli unici che possono salvare l'università pubblica siamo noi. Il disegno di legge Gelmini si può battere: l'indisponibilità dei ricercatori a sostenere carichi didattici non obbligatori per legge è stato il primo passo, ora è tempo di innescare le proteste di tutti gli altri protagonisti dell'università". Alessandro Pezzella della Federico II di Napoli sottoscrive e rilancia: "Se la riforma passa non è un bene per il Paese, anche il Cun ha sottolineato gli aspetti negativi del ddl: è in atto un cortocircuito mediatico che lega surrettiziamente riforme e risorse, occorre respingere questa impostazione per poter tornare a parlare finalmente dei reali problemi della ricerca in Italia".

I punti del documento. Le richieste dei ricercatori della Rete 29 Aprile vengono illustrate nella relazione di Guido Mula dell'Università di Cagliari: istituzione di un ruolo unico della docenza che garantisca indipendenza e autonomia di didattica e ricerca; contratto unico pre-ruolo contro il precariato selvaggio e diffuso; finanziamenti adeguati per didattica e ricerca; governance degli atenei più democratica e secco "no" alle fondazioni private; reclutamento delle "nuove leve" all'insegna di una tenure track reale; infine, last but not least, assicurare un diritto allo studio "reale" e a carico dello Stato, non degli atenei. La piattaforma per un'università rinnovata è fatta di ricerca libera-e-indipendente, pari diritti per tutti e fine del precariato in ambito accademico.

"Sospensione anno accademico". L'ipotesi più accreditata è che se l'iter del ddl alla Camera dovesse andare avanti spedito e senza sostanziali modifiche - queste le intenzioni dell'esecutivo, secondo rumors di Transatlantico - i ricercatori potrebbero arrivare al muro contro muro chiedendo la sospensione dell'anno accademico in tutta Italia. Una prima richiesta in tal senso - come conferma il ricercatore Piero Graglia - verrà fatta già lunedì 20 settembre alla Statale di Milano, davanti al Senato accademico: un'iniziativa di rottura e dal forte valore simbolico visto che il magnifico dell'ateneo meneghino, Enrico Decleva, è anche il "rettore dei rettori" alla guida della Crui.


http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/17/news/universit_ricercatori_uniti_stop_agli_anni_accademici-7181009/


http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/09/17/foto/sapienza_l_assemblea_dei_ricercatori-7173266/1/

giovedì 16 settembre 2010

Atenei, ricercatori in trincea

IL CASO
Atenei, ricercatori in trincea
"Siamo alla guerra tra poveri"
La Rete 29 aprile contesta la decisione dei rettori di ricorrere a docenti a contratto per sostituire chi si astiene dalla didattica. "Così si abbassa la qualità". Venerdì una grande assemblea alla Sapienza di Roma
di MANUEL MASSIMO

Atenei, ricercatori in trincea "Siamo alla guerra tra poveri" Un presidio di protesta alla Statale di Milano

Anno accademico a rischio non solo a Bologna con il braccio di ferro tra rettore e ricercatori. Il fronte della protesta dei ricercatori indisponibili alla didattica cresce di ora in ora ed è presente a macchia di leopardo nei principali atenei pubblici italiani. Si stanno moltiplicando le iniziative di mobilitazione contro il disegno di legge Gelmini, per decidere quali altre forme di lotta intraprendere in un autunno che si preannuncia molto caldo per l’università. Il primo momento clou si avrà venerdì 17 alle ore 12, quando scadrà l’ultimatum del rettore dell’ateneo di Bologna: i ricercatori che non comunicheranno la propria disponibilità alla didattica saranno rimpiazzati da docenti esterni.

La decisione dell’Alma Mater di assegnare a docenti a contratto esterni i corsi ancora “scoperti” a causa dell’indisponibilità dei ricercatori proprio non va giù alla Rete 29 Aprile, associazione in prima fila nella lotta per i diritti dei ricercatori, come conferma Alessandro Ferretti, ricercatore del Dipartimento di Fisica sperimentale dell'Università di Torino e portavoce del Coordinamento UniTo: “Invece di cercare una soluzione condivisa per il bene dell’università pubblica, i rettori cercano di aggirare la protesta appaltando i corsi con bandi esterni rivolgendosi o a professori in pensione o a giovani precari da sfuttare innescando una guerra tra poveri. Sta accadendo come a Pomigliano: per avere qualcosa oggi devi rinunciare tout court ai tuoi diritti futuri”. Dai blog dei ricercatori arriva anche la denuncia che molto spesso i contratti offerti ai giovani precari sono a zero euro con "il rischio di un drammatico abbassamento della qualità didattica degli insegnamenti".

Ma il motivo del contendere non riguarda soltanto il ricorso spinto a cattedre low cost per tamponare l’emergenza. Ancora più grave - sempre secondo Ferretti - è la mancanza di dialogo e la visione verticistica da parte dei rettori: “Hanno fatto un patto col diavolo, incassando dal ddl maggiori poteri per contrastare più efficacemente le voci di dissenso all’interno delle università”.

La Rete delle indisponibilità. La situazione di Bologna rappresenta soltanto la punta dell’iceberg della protesta, il primo caso eclatante che - c’è da scommetterci - non resterà isolato. In base al censimento effettuato in questi mesi dalla Rete 29 Aprile, i dati raccolti confermano che il movimento di protesta è ben radicato sul territorio e che i ricercatori indisponibili alla didattica non obbligatoria per legge sono 10.265 (pari al 58,56% dei 17.528 intervistati) e appartengono a 46 diversi atenei, per un totale di 322 facoltà.

Venerdì 17 per la Ricerca. Proprio mentre scadrà l’ultimatum dell’Alma Mater, la Rete 29 Aprile sarà riunita in assemblea plenaria a Roma (dalle ore 10.30 alla Sapienza, nell’edificio storico di Chimica), un incontro già fissato da tempo per fare il punto della situazione sull’evoluzione della protesta, che però sarà legato idealmente e simbolicamente alla situazione dei ricercatori bolognesi: attraverso un countdown al termine del quale si confermerà l’indisponibilità alla didattica e la continuazione della protesta. Per il movimento, dunque, un nuovo passo verso l’autunno caldo.

(15 settembre 2010)

mercoledì 15 settembre 2010

Assemblea dei ricercatori venerdì 17 - Roberto Ciccarelli per IL Manifesto

Assemblea dei ricercatori venerdì 17 - Roberto Ciccarelli per IL Manifesto

Incuranti della superstizione, e amanti delle rotte controvento, i
ricercatori universitari della rete 29 aprile hanno convocato la seconda
assemblea nazionale
contro la riforma Gelmini venerdì 17 settembre nell'aula La Ginestra della
facoltà di Chimica alla Sapienza di Roma. Il momento è tra i più
promettenti. La
crisi che ha frantumato il Pdl minaccia di bloccare l'iter parlamentare di
una legge che trasformerà l'università in una zattera alla deriva con
ricercatori
sempre più vecchi e malpagati e una moltitudine di precari che servirà a
tappare i buchi lasciati dal pensionamento di massa dei docenti (oltre 6
mila entro il
2014). I finiani con Giuseppe Valditara hanno già chiesto di rifinanziare
l'università e non i produttori di latte di Bossi. In attesa di conoscere
l'esito
dell'agonia del governo, e della discussione alla Camera, i ricercatori
hanno deciso di confermare il ritiro della disponibilità agli incarichi
didattici non
obbligatori per legge. Una protesta che ha raccolto l'adesione del 59% dei
ricercatori italiani (10475 sui 17570 censiti in 322 facoltà) e si batte a
favore
dell'istituzione del ruolo unico per i professori universitari, per un
contratto unico per le figure precarie che oggi garantiscono il
funzionamento dei corsi,
per il ritiro del taglio di 1,3 miliardi di euro al Fondo ordinario di
finanziamento per gli atenei e il rifinanziamento di un sistema al
collasso (solo la
Sapienza ha un bilancio in rosso di 80 milioni di euro). Motivazioni ormai
note da mesi, alle quali però serve ora un cambio di passo. Una necessità
non del
tutto sconosciuta ai ricercatori per una ragione storica. Sin dalla
Pantera nel 1989-90, infatti, la maggioranza dei soggetti che hanno
criticato le riforme
universitarie erano esterni all'organizzazione della didattica e della
ricerca. A chiusura di un devastante ciclo «riformatore» bipartisan durato
vent'anni, la
riforma Gelmini ha fatto emergere un conflitto interno al corpo accademico
abituato alle diatribe sulla gestione di risorse sempre più ridotte e sui
posti da
garantirsi ai concorsi. Se, in passato, la protesta degli studenti e dei
ricercatori precari ha sofferto l'isolamento rispetto al mondo accademico,
oggi i
ricercatori corrono lo stesso rischio rispetto alla società. Per questa
ragione tra i punti del loro documento si legge una forte richiesta di
interlocuzione
con gli studenti e i precari che nell'ultimo anno sono rimasti ai margini
della protesta. Il progetto della rete 29 aprile è costruire una
coalizione con le
mobilitazioni nel mondo della scuola, quelle degli enti di ricerca
«soppressi» dalla manovra finanziaria di luglio (se ne parlerà nel
pomeriggio del 17 in un
incontro con la Rete della ricerca pubblica), dei precari e degli
studenti, oltre che con i sindacati. Sono molto concrete le ragioni che
lasciano credere che
il conflitto continuerà anche nel caso dello scioglimento del parlamento.
In media i ricercatori mobilitati hanno poco più di quarant'anni, non
avranno
possibilità di carriera e, a causa della finanziaria estiva, perderanno
6642 euro per il blocco degli scatti stipendiali fino al 2013 e 5650 euro
per il
mancato adeguamento Istat. Esistono però almeno altre due ipotesi che la
rete 29 aprile sta valutando. La prima è legata allo «scambio» (definito
«ricatto»
dall'associazione dei docenti dell'Andu) proposto dalla Gelmini ai
ricercatori (e alla Conferenza dei Rettori): accettate prima la riforma e
noi vi daremo i
fondi per 12 mila concorsi per associato e 40 milioni di euro per
ripianare i tagli agli stipendi. Una promessa a dir poco vaga, considerati
anche i propositi
del ministro dell'Economia Tremonti, vera anima di questa sedicente
riforma, che per fine anno ha promesso solo una finanziaria «tabellare».
Le risorse
promesse dovranno essere cercate con una lanterna nella notte in cui i
bilanci pubblici degli stati europei verranno riscritti con il pugno di
ferro del
monetarismo. Ragioni sufficienti per non aspettare i tempi della crisi del
governo e immaginare persino l'ipotesi peggiore. Paradosso dei paradossi
sarebbe
infatti quello di un governo che vara una riforma a costo zero per
portarla in campagna elettorale con la soddisfazione degli ideologi della
meritocrazia
fasulla e il tacito consenso di chi avrebbe dovuto indicare ben altre
prospettive. Tra ipotesi e dubbi nell'ultima settimana sta comunque
emergendo un fatto.
In molte facoltà i docenti sono orientati a posticipare l'inizio delle
lezioni di un mese. Due anni fa bastò una settimana per fare partire la
mobilitazione
generale.

Sensibilia - Rome

VENERDÌ 1 OTTOBRE 2010 ore 10 (Università di Roma Tor Vergata, Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula Moscati, via Columbia 1, 00133 Roma)


Sensibilia (Colloquium on Perception and Experience) – www.sensibilia.it

(Direttore, prof. Tonino Griffero)

4 – 2010 IL DOLORE



ore 10.00 Alessia Cervini (Università della Calabria), Il miliziano morente. Considerazioni su una foto di Robert Capa: da Sontag a Freedberg

ore 11.30 Bruna Mancini (Università della Calabria), Il bacio del vampiro: erotismo, dolore, morte

ore 14.30 Francesco Sorce (Università della Calabria), Immaginare il dolore

ore 16.00 Dario Cecchi (La Sapienza Università di Roma), Il dolore come categoria politica? Un ripensamento della teoria dell'agire sociale

ore 17.30 Micaela Latini (Università di Cassino), La cognizione del dolore. Modi della sofferenza nella cultura austriaca


Nel quadro dell’annuale indagine multidisciplinare sulla costellazione di fenomeni che il linguaggio comune chiama “dolore”, l’incontro di ottobre prenderà in esame alcuni esempi rilevanti di rappresentazione artistica del dolore e della sofferenza (fotografica, pittorica, letteraria), esaminando i presupposti teorici e “linguistici” specifici di questa risorsa espressiva e interrogandosi anche sulla valenza politologica della categoria del dolore.