giovedì 2 dicembre 2010
La riforma Gelmini e gli aiutini alle università telematiche, Cepu in primis: fondi dallo Stato, alle statali si taglia
La riforma Gelmini e gli aiutini alle università telematiche, Cepu in primis: fondi dallo Stato, alle statali si taglia
Università in crisi, studenti che protestano per i tagli, ricercatori non pagati. La situazione dell’istruzione italiana non è certamente una delle più eccelse in Europa. C’è però un fatto da notare: la riforma Gelmini, per la quale migliaia di studenti sono scesi in piazza nei giorni scorsi, non è vero che è a discapito di tutti. C’è qualcuno infatti che che ci guadagna: sono gli atenei “telematici”, le università che laureano a distanza, le quali potranno accedere alla quota di fondi destinati agli istituti non statali “in base al merito”. Non una distribuzione a pioggia, deciderà il ministero, sulla base delle indicazioni di “consulenti”. Walter Tocci dice anche che dal ministro Mariastella Gelmini starebbe arrivando un altro “regaluccio” a queste università, ben più grosso. Il deputato del Pd ha denunciato che nella bozza di decreto “per la programmazione” inviato dal ministro alla Conferenza dei rettori per il parere di rito c’è una norma che consente alle “telematiche” di trasformarsi su loro proposta in “normali” università non statali.
Tanto basta a Tocci per individuare il principale beneficiario di questa metamorfosi: “Il Cepu, che potrebbe entrare nel sistema universitario trasformando la sua telematica E-Campus in università non statale autorizzata a svolgere sia didattica a distanza sia quella tradizionale”. Una provocazione che il deputato del Pd, durante la discussione alla Camera, butta lì. Senza mancare di sottolineare “la comunanza di interessi e di sentimenti che intercorrono fra il presidente del Cepu e il presidente del Consiglio”.
Come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, risale alla memoria la visita di Silvio Berlusconi, lo scorso luglio, alla E-Campus di Novedrate, quando disse: “Dicono che sono circondato da veline, da belle senza cervello. Ecco, queste ragazze sono tutte belle, laureate con il massimo dei voti e non assomigliano certo a Rosy Bindi”. Soprattutto, però, viene in mente l’idea che Francesco Polidori ha presentato ad agosto a Berlusconi, quella di mettere a disposizione del premier la rete del Cepu per raccogliere consensi. Ecco che cosa ha detto lui stesso a Francesco Manacorda della Stampa: “Noi vendiamo formazione, dai corsi di recupero, all’inglese, all’università. Loro vendono politica. Ma in fondo il metodo non cambia e per me è un’occasione di business come le altre. Bisogna bussare a tutte le porte, ci vuole pressing e motivazione. Bisogna partire dalla sezione elettorale, ogni sezione in media 300 famiglie, e da lì scendere fino alla singola famiglia…”.
La sintonia di “Mister Cepu” con il Cavaliere è sempre stata forte fin dalla discesa in campo del 1994. Sua cugina Catia Polidori è stata messa in lista ed è diventata parlamentare del Popolo della libertà nel 2008. Salvo poi passare con i finiani di Futuro e libertà. C’è da dire che Tocci si è fermato al Cepu, ma avrebbe potuto continuare, tanti sono gli spunti offerti dalle società che sono nell’affare delle società telematiche e perciò destinatarie dei “regalucci”. L’università San Raffaele di Roma ne è un esempio. Azionista di controllo è il gruppo Tosinvest fondato dal re delle cliniche convenzionate con la sanità pubblica, Antonio Angelucci neodeputato del Pdl: partito che ha sostenuto e votato compatto la legge Gelmini. Poteva forse lui essere assalito da qualche dubbio? Diversamente da Catia Polidori, è anche rimasto fedele a Berlusconi, con il quale, peraltro, è pure socio in quell’ateneo. Perché l’8% appartiene a Fininvest servizi, e un altro 8% a Mediolanum comunicazione, controllata dalla holding che fa capo a Ennio Doris e al premier.
Non è un mistero che la nascita delle università telematiche, avvenuta al tempo di Letizia Moratti ministro dell’Istruzione abbia sempre suscitato molte perplessità anche fuori del mondo politico e della sinistra. Il Comitato per la valutazione del sistema universitario non ha mai nascosto la propria diffidenza. Basta dire che gli undici atenei telematici esistenti messi insieme, ovvero l’11,5% delle università italiane (95 in tutto) hanno appena sette professori ordinari. Sette su 18.861: uno di loro è il commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi, alla telematica Giustino Fortunato.
Come fanno allora a garantire le lezioni a distanza? Una domanda alla quale Rizzo risponde così: “Un caso per tutti: dalla banca dati del Comitato di valutazione si ricava che il corpo docente della Uninettuno è composto da 20 ricercatori a tempo determinato. Una categoria duramente colpita dall’ultima beffa dei politici. Perché mentre si apriva alle università telematiche lo spiraglio per accedere ai fondi pubblici, la Camera bocciava un emendamento proposto da Bruno Tabacci e Marco Calgaro che puntava a dirottare 20 milioni l’anno dall’esorbitante fondo per i rimborsi elettorali dei partiti agli stipendi dei ricercatori. Una folta pattuglia di «oppositori» rigorosamente bipartisan (Fli, Udc, Mpa e Pd) ha affondato il nuovo emendamento astenendosi o votando insieme al blocco, compattissimo, composto da Pdl e Lega. È stato il terzo salvataggio del finanziamento pubblico dei partiti nel giro di pochi mesi. Nella manovra di maggio il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva tagliato del 50% i rimborsi elettorali. Quel taglio era stato prima ridotto al 20%, poi al 10%. Al Senato, durante la discussione della riforma dell’Università approvata dalla Camera, Francesco Rutelli era riuscito a far passare sotto il naso ai suoi colleghi una norma pressoché identica a quella proposta martedì, che destinava ai ricercatori il 20% dei soldi pubblici riservati ai partiti. Che però, alla Camera non si sono fatti cogliere di sorpresa e hanno provveduto a eliminare l’articolo dal testo”.
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/universita-gelmini-cepu-tagli-riforma-663514/
Università in crisi, studenti che protestano per i tagli, ricercatori non pagati. La situazione dell’istruzione italiana non è certamente una delle più eccelse in Europa. C’è però un fatto da notare: la riforma Gelmini, per la quale migliaia di studenti sono scesi in piazza nei giorni scorsi, non è vero che è a discapito di tutti. C’è qualcuno infatti che che ci guadagna: sono gli atenei “telematici”, le università che laureano a distanza, le quali potranno accedere alla quota di fondi destinati agli istituti non statali “in base al merito”. Non una distribuzione a pioggia, deciderà il ministero, sulla base delle indicazioni di “consulenti”. Walter Tocci dice anche che dal ministro Mariastella Gelmini starebbe arrivando un altro “regaluccio” a queste università, ben più grosso. Il deputato del Pd ha denunciato che nella bozza di decreto “per la programmazione” inviato dal ministro alla Conferenza dei rettori per il parere di rito c’è una norma che consente alle “telematiche” di trasformarsi su loro proposta in “normali” università non statali.
Tanto basta a Tocci per individuare il principale beneficiario di questa metamorfosi: “Il Cepu, che potrebbe entrare nel sistema universitario trasformando la sua telematica E-Campus in università non statale autorizzata a svolgere sia didattica a distanza sia quella tradizionale”. Una provocazione che il deputato del Pd, durante la discussione alla Camera, butta lì. Senza mancare di sottolineare “la comunanza di interessi e di sentimenti che intercorrono fra il presidente del Cepu e il presidente del Consiglio”.
Come spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, risale alla memoria la visita di Silvio Berlusconi, lo scorso luglio, alla E-Campus di Novedrate, quando disse: “Dicono che sono circondato da veline, da belle senza cervello. Ecco, queste ragazze sono tutte belle, laureate con il massimo dei voti e non assomigliano certo a Rosy Bindi”. Soprattutto, però, viene in mente l’idea che Francesco Polidori ha presentato ad agosto a Berlusconi, quella di mettere a disposizione del premier la rete del Cepu per raccogliere consensi. Ecco che cosa ha detto lui stesso a Francesco Manacorda della Stampa: “Noi vendiamo formazione, dai corsi di recupero, all’inglese, all’università. Loro vendono politica. Ma in fondo il metodo non cambia e per me è un’occasione di business come le altre. Bisogna bussare a tutte le porte, ci vuole pressing e motivazione. Bisogna partire dalla sezione elettorale, ogni sezione in media 300 famiglie, e da lì scendere fino alla singola famiglia…”.
La sintonia di “Mister Cepu” con il Cavaliere è sempre stata forte fin dalla discesa in campo del 1994. Sua cugina Catia Polidori è stata messa in lista ed è diventata parlamentare del Popolo della libertà nel 2008. Salvo poi passare con i finiani di Futuro e libertà. C’è da dire che Tocci si è fermato al Cepu, ma avrebbe potuto continuare, tanti sono gli spunti offerti dalle società che sono nell’affare delle società telematiche e perciò destinatarie dei “regalucci”. L’università San Raffaele di Roma ne è un esempio. Azionista di controllo è il gruppo Tosinvest fondato dal re delle cliniche convenzionate con la sanità pubblica, Antonio Angelucci neodeputato del Pdl: partito che ha sostenuto e votato compatto la legge Gelmini. Poteva forse lui essere assalito da qualche dubbio? Diversamente da Catia Polidori, è anche rimasto fedele a Berlusconi, con il quale, peraltro, è pure socio in quell’ateneo. Perché l’8% appartiene a Fininvest servizi, e un altro 8% a Mediolanum comunicazione, controllata dalla holding che fa capo a Ennio Doris e al premier.
Non è un mistero che la nascita delle università telematiche, avvenuta al tempo di Letizia Moratti ministro dell’Istruzione abbia sempre suscitato molte perplessità anche fuori del mondo politico e della sinistra. Il Comitato per la valutazione del sistema universitario non ha mai nascosto la propria diffidenza. Basta dire che gli undici atenei telematici esistenti messi insieme, ovvero l’11,5% delle università italiane (95 in tutto) hanno appena sette professori ordinari. Sette su 18.861: uno di loro è il commissario dell’Alitalia Augusto Fantozzi, alla telematica Giustino Fortunato.
Come fanno allora a garantire le lezioni a distanza? Una domanda alla quale Rizzo risponde così: “Un caso per tutti: dalla banca dati del Comitato di valutazione si ricava che il corpo docente della Uninettuno è composto da 20 ricercatori a tempo determinato. Una categoria duramente colpita dall’ultima beffa dei politici. Perché mentre si apriva alle università telematiche lo spiraglio per accedere ai fondi pubblici, la Camera bocciava un emendamento proposto da Bruno Tabacci e Marco Calgaro che puntava a dirottare 20 milioni l’anno dall’esorbitante fondo per i rimborsi elettorali dei partiti agli stipendi dei ricercatori. Una folta pattuglia di «oppositori» rigorosamente bipartisan (Fli, Udc, Mpa e Pd) ha affondato il nuovo emendamento astenendosi o votando insieme al blocco, compattissimo, composto da Pdl e Lega. È stato il terzo salvataggio del finanziamento pubblico dei partiti nel giro di pochi mesi. Nella manovra di maggio il ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva tagliato del 50% i rimborsi elettorali. Quel taglio era stato prima ridotto al 20%, poi al 10%. Al Senato, durante la discussione della riforma dell’Università approvata dalla Camera, Francesco Rutelli era riuscito a far passare sotto il naso ai suoi colleghi una norma pressoché identica a quella proposta martedì, che destinava ai ricercatori il 20% dei soldi pubblici riservati ai partiti. Che però, alla Camera non si sono fatti cogliere di sorpresa e hanno provveduto a eliminare l’articolo dal testo”.
http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/universita-gelmini-cepu-tagli-riforma-663514/
Studenti di Bologna: non è che l'inizio!
Bologna, 30 novembre 2010
c'est n'est q'un debut
La mobilitazione continua: ora occupiamo le città fino al ritiro del ddl Gelmini e la caduta del governo Berlusconi. Saldare le lotte studentesche con le lotte sociali. La lotta continuerà nei prossimi giorni con modalità sempre più efficaci.
Oggi é stata una giornata memorabile: l'Italia é stata pervasa da centinaia di manifestazioni studentesche "mobili" che hanno invaso i centri delle città, le stazioni ferroviarie, le autostrade e alcuni luoghi simbolici del potere (da Milano a Bologna, da Firenze a Roma a Napoli).
Contrastare e bloccare il ddl Gelmini significa inceppare e ribaltare il meccanismo attraverso il quale il potere cerca di imporre la subordinazione del sapere, dell'istruzione, della formazione e della cultura, alla subcultura ignorante e populista dell'attuale sistema di potere rappresentato dal governo autoritario con connotazioni subdole e idiote del governo Berlusconi. Respingere la controriforma dell'università significa anche dare un colpo definitivo a Berlusconi e al berlusconismo imperante.
Berlusconi e il berlusconismo sono sinonimo di superficialità, di ignoranza, di subcultura, di esaltazione dell'apparenza rispetto all'essere e di violenza verbale che copre l'ignoranza e l'assenza del sapere (vedi i ripetitivi, volgari, aggressivi e imbecilli interventi dei servi sciocchi di Berlusconi, Santanché, La Russa, Storace e altri reduci dalle fogne, con i quali evidentemente con il 25 aprile del 1945 non si sono fatti i conti a sufficienza).
La pesante e brutale repressione delle forze di polizia del sistema non ha bloccato, né tanto meno impaurito le migliaia di studenti scesi in piazza.
Ora occorre proseguire la mobilitazione, anche perché la controriforma non é ancora approvata definitivamente, dovendo passare ancora al Senato. Bisogna cercare di rendere stabili e più efficienti le strutture organizzative che ci si é dati in questi giorni. Bisogna costruire rapporti con gli operai, i tecnici e i lavoratori pubblici in lotta contro la precarietà e per il rilancio delle rivendicazioni salariali.
Saldare le lotte sociali e le lotte degli studenti per abbattere Berlusconi e la sua cricca per realizzare nuovi rapporti di forza. Il governo Berlusconi é il governo del malaffare, della corruzione, della menzogna, della manipolazione e del degrado sociale. La sua pericolosità é direttamente proporzionale alla sua incapacità e alla sua debolezza. Il governo Berlusconi ha caratteristiche peggiori del governo del ventennio fascista. Berlusconi viola costantemente la stessa Costituzione borghese. Il governo Berlusconi é il governo della difesa degli interessi personali dello stesso. Berlusconi é entrato in politica per evitare la galera. Decine sono stati i processi a suo carico e decine sono state le leggi che il suo governo ha realizzato per impedire che fosse inquisito, condannato ed eventualmente arrestato.
Una parola a parte merita la falsa e "sedicente" "opposizione" istituzionale (PD in testa, ma anche Italia dei Valori, per non parlare dell'assenza della così detta Federazione della Sinistra).
L'opposizione del PD é inefficace, tutta dentro i meccanismi parlamentaristici e sostanzialmente inesistente. Siamo l'unico paese al mondo in cui a fronte della crisi di un governo inetto, antipopolare e repressivo, l'opposizione parlamentare non solo non incalza e non usufruisce della vantaggiosa situazione oggettiva, ma perde colpi e subisce la controffensiva mediocre, manipolatoria di Berlusconi e dei suoi "dipendenti" del governo. L'opposizione non ricerca e non vuole una saldatura con le lotte degli studenti e dei lavoratori, Non é un caso che anziché appoggiare e partecipare alla manifestazione della FIOM del 16 ottobre contro la politica economica di Marchionne, della Confindustria e del governo ha appoggiato una manifestazione insignificante burocratica e sostanzialmente inutile della CGIL.
Anziché raccogliere la parola d'ordine della FIOM dello sciopero generale, PD e CGIL fingono di dimenticarsene e continuano di fatto ad allontanare la caduta del governo più infame del dopoguerra.
Mentre nelle piazze di tutta Italia gli studenti, i ricercatori e settori di avanguardia della società si scontrano con la polizia di Berlusconi, Maroni, Fini ecc...;Bersani e il PD, in Parlamento, legittimavano di fatto questo governo che sta affossando la scuola pubblica, accettando il gioco degli emendamenti al ddl, come se la controriforma Gelmini fosse modificabile.
Ma per confermare l'inesistenza e la pochezza intellettuale e politica del PD di Bersani bisogna ricordare che quest'ultimo dichiarava che si rendeva necessaria un'indagine per verificare se fra i manifestanti ci fossero degli "infiltrati". Gli unici "infiltrati" che tendono a strumentalizzare la lotta degli studenti e dei lavoratori sono proprio il PD di Bersani e la Sel di Vendola e quant'altri tentano di strumentalizzare a fini elettoralistici la lotta degli studenti.
Operai studenti uniti nella lotta!
Via lo pseudo ministro Gelmini e il governo della cricca di Berlusconi.
Smascherare anche la falsa opposizione del PD, della SEL e altri.
Costruire lo sciopero generale e generalizzato entro la fine dell'anno.
Il governo Berlusconi deve essere cacciato sull'onda delle lotte di massa e non solo per meccanismi parlamentaristici.
C'est n'est qu'un debut continuons le combat
Collettivo studenti SU LA TESTA
SU LA TESTA l'altra Lombardia
laltralombardia@laltralombardia.it
c'est n'est q'un debut
La mobilitazione continua: ora occupiamo le città fino al ritiro del ddl Gelmini e la caduta del governo Berlusconi. Saldare le lotte studentesche con le lotte sociali. La lotta continuerà nei prossimi giorni con modalità sempre più efficaci.
Oggi é stata una giornata memorabile: l'Italia é stata pervasa da centinaia di manifestazioni studentesche "mobili" che hanno invaso i centri delle città, le stazioni ferroviarie, le autostrade e alcuni luoghi simbolici del potere (da Milano a Bologna, da Firenze a Roma a Napoli).
Contrastare e bloccare il ddl Gelmini significa inceppare e ribaltare il meccanismo attraverso il quale il potere cerca di imporre la subordinazione del sapere, dell'istruzione, della formazione e della cultura, alla subcultura ignorante e populista dell'attuale sistema di potere rappresentato dal governo autoritario con connotazioni subdole e idiote del governo Berlusconi. Respingere la controriforma dell'università significa anche dare un colpo definitivo a Berlusconi e al berlusconismo imperante.
Berlusconi e il berlusconismo sono sinonimo di superficialità, di ignoranza, di subcultura, di esaltazione dell'apparenza rispetto all'essere e di violenza verbale che copre l'ignoranza e l'assenza del sapere (vedi i ripetitivi, volgari, aggressivi e imbecilli interventi dei servi sciocchi di Berlusconi, Santanché, La Russa, Storace e altri reduci dalle fogne, con i quali evidentemente con il 25 aprile del 1945 non si sono fatti i conti a sufficienza).
La pesante e brutale repressione delle forze di polizia del sistema non ha bloccato, né tanto meno impaurito le migliaia di studenti scesi in piazza.
Ora occorre proseguire la mobilitazione, anche perché la controriforma non é ancora approvata definitivamente, dovendo passare ancora al Senato. Bisogna cercare di rendere stabili e più efficienti le strutture organizzative che ci si é dati in questi giorni. Bisogna costruire rapporti con gli operai, i tecnici e i lavoratori pubblici in lotta contro la precarietà e per il rilancio delle rivendicazioni salariali.
Saldare le lotte sociali e le lotte degli studenti per abbattere Berlusconi e la sua cricca per realizzare nuovi rapporti di forza. Il governo Berlusconi é il governo del malaffare, della corruzione, della menzogna, della manipolazione e del degrado sociale. La sua pericolosità é direttamente proporzionale alla sua incapacità e alla sua debolezza. Il governo Berlusconi ha caratteristiche peggiori del governo del ventennio fascista. Berlusconi viola costantemente la stessa Costituzione borghese. Il governo Berlusconi é il governo della difesa degli interessi personali dello stesso. Berlusconi é entrato in politica per evitare la galera. Decine sono stati i processi a suo carico e decine sono state le leggi che il suo governo ha realizzato per impedire che fosse inquisito, condannato ed eventualmente arrestato.
Una parola a parte merita la falsa e "sedicente" "opposizione" istituzionale (PD in testa, ma anche Italia dei Valori, per non parlare dell'assenza della così detta Federazione della Sinistra).
L'opposizione del PD é inefficace, tutta dentro i meccanismi parlamentaristici e sostanzialmente inesistente. Siamo l'unico paese al mondo in cui a fronte della crisi di un governo inetto, antipopolare e repressivo, l'opposizione parlamentare non solo non incalza e non usufruisce della vantaggiosa situazione oggettiva, ma perde colpi e subisce la controffensiva mediocre, manipolatoria di Berlusconi e dei suoi "dipendenti" del governo. L'opposizione non ricerca e non vuole una saldatura con le lotte degli studenti e dei lavoratori, Non é un caso che anziché appoggiare e partecipare alla manifestazione della FIOM del 16 ottobre contro la politica economica di Marchionne, della Confindustria e del governo ha appoggiato una manifestazione insignificante burocratica e sostanzialmente inutile della CGIL.
Anziché raccogliere la parola d'ordine della FIOM dello sciopero generale, PD e CGIL fingono di dimenticarsene e continuano di fatto ad allontanare la caduta del governo più infame del dopoguerra.
Mentre nelle piazze di tutta Italia gli studenti, i ricercatori e settori di avanguardia della società si scontrano con la polizia di Berlusconi, Maroni, Fini ecc...;Bersani e il PD, in Parlamento, legittimavano di fatto questo governo che sta affossando la scuola pubblica, accettando il gioco degli emendamenti al ddl, come se la controriforma Gelmini fosse modificabile.
Ma per confermare l'inesistenza e la pochezza intellettuale e politica del PD di Bersani bisogna ricordare che quest'ultimo dichiarava che si rendeva necessaria un'indagine per verificare se fra i manifestanti ci fossero degli "infiltrati". Gli unici "infiltrati" che tendono a strumentalizzare la lotta degli studenti e dei lavoratori sono proprio il PD di Bersani e la Sel di Vendola e quant'altri tentano di strumentalizzare a fini elettoralistici la lotta degli studenti.
Operai studenti uniti nella lotta!
Via lo pseudo ministro Gelmini e il governo della cricca di Berlusconi.
Smascherare anche la falsa opposizione del PD, della SEL e altri.
Costruire lo sciopero generale e generalizzato entro la fine dell'anno.
Il governo Berlusconi deve essere cacciato sull'onda delle lotte di massa e non solo per meccanismi parlamentaristici.
C'est n'est qu'un debut continuons le combat
Collettivo studenti SU LA TESTA
SU LA TESTA l'altra Lombardia
laltralombardia@laltralombardia.it
Riforma Gelmini: intervista al matematico italiano Claudio Procesi, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di algebra.
L'intervista: «Italia cameriera d'Europa»
Il matematico italiano Procesi commenta la riforma Gelmini.
di Denise Faticante
Il matematico italiano Claudio Procesi, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di algebra.
«Una riforma che non dà speranza, che relega l'Italia al ruolo di cameriere d'Europa e che fa parte di un modo di fare politica da stadio». Parole pesanti indirizzate all'ultima rivoluzione dell'università voluta dal ministro Gelmini. Quello che impressiona è che a pronunciarle non sono i ragazzi dell'Onda, né i ricercatori che sono saliti sui tetti, ma un matematico tra i maggiori esperti mondiali di algebra.
Claudio Procesi, classe '41, insegna come ordinario alla Sapienza. Prima di approdare a Roma ha lavorato e fatto ricerca all'università di Chicago e alla Normale di Parigi. Ora è anche membro dell'Accademia dei Lincei.
Esperienze e attestati che potrebbero garantirgli tranquillità e benessere. Invece no. Il professor Procesi in questi giorni, come negli ultimi anni, è stato in prima linea per evitare che «l'università italiana continuasse ad andare alla deriva». Ha creato un blog aperto alla discussione sul mondo accademico. Ha cercato, con altri colleghi, un contatto con la Gelmini. Dopo tanti mesi è riuscito per vie traverse ad avere un appuntamento con lei, ma quando si è presentato lì il ministro gli ha dato buca.
Tantissime le proteste e le manifestazioni, da Nord a Sud.
Domanda. Professor Procesi, cosa avrebbe voluto dire al ministro Gelmini?
Risposta. Sicuramente la mia intenzione era quella di aver un confronto. Non è stato possibile. Devo anche dire che quando era ministro Fabio Mussi, la situazione non era molto diversa. Per la politica l'università, il mondo della ricerca e la scienza sono trasparenti. Noi non esistiamo per loro, siamo dei fantasmi. E siccome non ci considerano, non possono certo fare il nostro bene.
D. Parole e gesti che non hanno sortito effetto. La riforma ora è legge.
R. Il fatto che sia diventata legge non mi esime dall'esprimere giudizi, però.
D. Bene, allora iniziamo.
R. Ci troviamo di fronte a un pasticcio, a una legge fatta con molti annunci e poca sostanza. Più potere ai rettori, la meritocrazia, l'idoneità nazionale, l'agenzia di valutazione. Non vede che sono tutti slogan? Che significato hanno? Sono spot politici vuoti, senza una vera idea di fondo ma soprattutto senza copertura finanziaria. Cosa me ne faccio io del listone nazionale se poi non ho i soldi per la mia ricerca? Tutto è campato in aria.
D. Qualcuno dice che questa riforma accontenta solo i baroni. É così?
R. Ma chi sono i baroni? Sono dentro l'università dagli anni Sessanta e ho visto sfilare davanti a me diverse figure di barone. Esiste quello pre-sessantottino, autoritario, burbero che rappresentava un'effettiva linea culturale. I nuovi baroni sono quelli che intrallazzano con la politica. E mi permetta di dire una cosa pesante.
D. Prego
R. Sono quelli che intrallazzano con la politica e che poi alla fine sono quelli che diventano rettori.
D. Frati (Rettore della Sapienza ndr) non sarà molto contento di queste parole.
R. Non mi faccia esporre più del dovuto. Nella mia carriera ho conosciuto solo un grande rettore che poi è stato anche un grande ministro della Pubblica Istruzione. Era Antonio Ruberti. É stato il primo e l'ultimo a mettere davvero mano sulla questione del precariato eliminando la figura degli assistenti e prevedendo per loro un nuovo iter per inquadrarli. Dopo quello il buio, il nulla. E comunque queste nuove norme non aiutano nessuno, neanche i rettori.
D. Eppure la figura del rettore ne esce fortificata.
R. Certo, ma mi dica come faranno i rettori a gestire un'università come la vuole la Gelmini? Gli atenei saranno in continuo subbuglio. Gli studenti saranno perennemente arrabbiati e i ricercatori, demotivati, smetteranno anche di supplire alle carenze dell'università.
D. Infatti i ricercatori sono le vere vittime della riforma.
R. I ricercatori sono nostri colleghi, il vero futuro degli atenei. Le nuove regole prevedono che ogni otto anni le università prenderanno i ricercatori per poi rottamarli a fine corsa. Che prospettive ci sono dunque? É ovvio che, come minino, salgono sui tetti.
D. A proposito di tetti, lei cosa ha fatto in questi giorni di contestazione? E cosa risponde a chi demonizza il movimento accusandolo di “sinistrismo”?
R. Si tratta di un'accusa infondata e di una forzatura. Rispetto alle contestazione del 68, per esempio, i gruppi che oggi contestano sono meno corporativi. Ma chi non vede futuro cosa deve fare? In questi giorni sono stato in contatto telefonico con i ricercatori di Architettura saliti sui tetti. Io poi ho quasi settanta anni, dove vuole che vada.
D. Inesperienza, inefficienza, dilettantismo, mancanza di visione politica o determinazione a demolire la scuola pubblica? Cosa vede lei dietro questa riforma?
R. La mia visione non è chiara e netta. Secondo me questa nuova legge rispecchia solo la tendenza, anzi la deriva che sta prendendo l'Italia. Il Paese non produce più nulla. Non facciamo ricerca, non costruiamo più niente, spingiamo all'estero i nostri ragazzi, dislochiamo le fabbriche. Siamo destinati solo a diventare i camerieri d'Europa. Questo è il nostro triste destino. E credo che questa riforma vada esattamente in questa direzione. C'è una classe politica disinteressata al futuro. E questi sono i risultati.
Giovedì, 02 Dicembre 2010
Il matematico italiano Procesi commenta la riforma Gelmini.
di Denise Faticante
Il matematico italiano Claudio Procesi, considerato uno dei maggiori esperti mondiali di algebra.
«Una riforma che non dà speranza, che relega l'Italia al ruolo di cameriere d'Europa e che fa parte di un modo di fare politica da stadio». Parole pesanti indirizzate all'ultima rivoluzione dell'università voluta dal ministro Gelmini. Quello che impressiona è che a pronunciarle non sono i ragazzi dell'Onda, né i ricercatori che sono saliti sui tetti, ma un matematico tra i maggiori esperti mondiali di algebra.
Claudio Procesi, classe '41, insegna come ordinario alla Sapienza. Prima di approdare a Roma ha lavorato e fatto ricerca all'università di Chicago e alla Normale di Parigi. Ora è anche membro dell'Accademia dei Lincei.
Esperienze e attestati che potrebbero garantirgli tranquillità e benessere. Invece no. Il professor Procesi in questi giorni, come negli ultimi anni, è stato in prima linea per evitare che «l'università italiana continuasse ad andare alla deriva». Ha creato un blog aperto alla discussione sul mondo accademico. Ha cercato, con altri colleghi, un contatto con la Gelmini. Dopo tanti mesi è riuscito per vie traverse ad avere un appuntamento con lei, ma quando si è presentato lì il ministro gli ha dato buca.
Tantissime le proteste e le manifestazioni, da Nord a Sud.
Domanda. Professor Procesi, cosa avrebbe voluto dire al ministro Gelmini?
Risposta. Sicuramente la mia intenzione era quella di aver un confronto. Non è stato possibile. Devo anche dire che quando era ministro Fabio Mussi, la situazione non era molto diversa. Per la politica l'università, il mondo della ricerca e la scienza sono trasparenti. Noi non esistiamo per loro, siamo dei fantasmi. E siccome non ci considerano, non possono certo fare il nostro bene.
D. Parole e gesti che non hanno sortito effetto. La riforma ora è legge.
R. Il fatto che sia diventata legge non mi esime dall'esprimere giudizi, però.
D. Bene, allora iniziamo.
R. Ci troviamo di fronte a un pasticcio, a una legge fatta con molti annunci e poca sostanza. Più potere ai rettori, la meritocrazia, l'idoneità nazionale, l'agenzia di valutazione. Non vede che sono tutti slogan? Che significato hanno? Sono spot politici vuoti, senza una vera idea di fondo ma soprattutto senza copertura finanziaria. Cosa me ne faccio io del listone nazionale se poi non ho i soldi per la mia ricerca? Tutto è campato in aria.
D. Qualcuno dice che questa riforma accontenta solo i baroni. É così?
R. Ma chi sono i baroni? Sono dentro l'università dagli anni Sessanta e ho visto sfilare davanti a me diverse figure di barone. Esiste quello pre-sessantottino, autoritario, burbero che rappresentava un'effettiva linea culturale. I nuovi baroni sono quelli che intrallazzano con la politica. E mi permetta di dire una cosa pesante.
D. Prego
R. Sono quelli che intrallazzano con la politica e che poi alla fine sono quelli che diventano rettori.
D. Frati (Rettore della Sapienza ndr) non sarà molto contento di queste parole.
R. Non mi faccia esporre più del dovuto. Nella mia carriera ho conosciuto solo un grande rettore che poi è stato anche un grande ministro della Pubblica Istruzione. Era Antonio Ruberti. É stato il primo e l'ultimo a mettere davvero mano sulla questione del precariato eliminando la figura degli assistenti e prevedendo per loro un nuovo iter per inquadrarli. Dopo quello il buio, il nulla. E comunque queste nuove norme non aiutano nessuno, neanche i rettori.
D. Eppure la figura del rettore ne esce fortificata.
R. Certo, ma mi dica come faranno i rettori a gestire un'università come la vuole la Gelmini? Gli atenei saranno in continuo subbuglio. Gli studenti saranno perennemente arrabbiati e i ricercatori, demotivati, smetteranno anche di supplire alle carenze dell'università.
D. Infatti i ricercatori sono le vere vittime della riforma.
R. I ricercatori sono nostri colleghi, il vero futuro degli atenei. Le nuove regole prevedono che ogni otto anni le università prenderanno i ricercatori per poi rottamarli a fine corsa. Che prospettive ci sono dunque? É ovvio che, come minino, salgono sui tetti.
D. A proposito di tetti, lei cosa ha fatto in questi giorni di contestazione? E cosa risponde a chi demonizza il movimento accusandolo di “sinistrismo”?
R. Si tratta di un'accusa infondata e di una forzatura. Rispetto alle contestazione del 68, per esempio, i gruppi che oggi contestano sono meno corporativi. Ma chi non vede futuro cosa deve fare? In questi giorni sono stato in contatto telefonico con i ricercatori di Architettura saliti sui tetti. Io poi ho quasi settanta anni, dove vuole che vada.
D. Inesperienza, inefficienza, dilettantismo, mancanza di visione politica o determinazione a demolire la scuola pubblica? Cosa vede lei dietro questa riforma?
R. La mia visione non è chiara e netta. Secondo me questa nuova legge rispecchia solo la tendenza, anzi la deriva che sta prendendo l'Italia. Il Paese non produce più nulla. Non facciamo ricerca, non costruiamo più niente, spingiamo all'estero i nostri ragazzi, dislochiamo le fabbriche. Siamo destinati solo a diventare i camerieri d'Europa. Questo è il nostro triste destino. E credo che questa riforma vada esattamente in questa direzione. C'è una classe politica disinteressata al futuro. E questi sono i risultati.
Giovedì, 02 Dicembre 2010
Gli studenti dell'Università di Brera: guardate il video!
Gli studenti dell'Università di Brera chiedono l'elemosina per l'università:
http://www.youtube.com/watch?v=s-R7rylNdi8&feature=player_embedded
http://www.youtube.com/watch?v=s-R7rylNdi8&feature=player_embedded
Le minacce del Ministro
Le false minacce del Ministro
Assediato dalle proteste di studenti, precari e ricercatori contro il DdL, oramai privo di argomentazioni credibili, isolato dal fallimentare esito della raccolta di firme di professori ordinari (spesso pensionati!) in suo sostegno e svergognato dalla partecipazione a trasmissioni radiofoniche che evidenziano la totale ignoranza dei contenuti del DdL che porta il suo nome, il ministro Gelmini passa ora direttamente ai ricatti. In una quanto meno irrituale nota del MIUR si paventano, in caso di mancata approvazione del DdL, presunti blocchi dei concorsi. A dire del ministro i concorsi da professore sarebbero bloccati dalla mancata emanazione dei decreti attuativi della legge Moratti e quelli da ricercatore a causa della scadenza dei regolamenti concorsuali il prossimo 31 dicembre.
Questo è assurdo. Il compito di emanare i decreti attuativi, tanto della legge Moratti quanto eventualmente della riforma impostale da Tremonti, spetta infatti proprio al ministro Gelmini. Cosa intende dire il Ministro? Che se il DdL non viene approvato terrà bloccati i concorsi per punire il mondo universitario? Martedì 30 Novembre 2010 a Roma e in tutte le principali città italiane il Governo ha imposto a manifestanti e cittadini una militarizzazione dello spazio pubblico senza precedenti, oggi il Ministro tenta di zittire il dissenso espresso democraticamente da studenti, ricercatori e precari attraverso vere e proprie minacce.
E cosa dire poi del presunto blocco dei concorsi da ricercatore? Premesso che in caso di approvazione del DdL sarebbero definitivamente aboliti per cui non si capisce come mai qualcuno dovrebbe temere il loro blocco, rammentiamo che la scadenza del 31 dicembre 2010 si riferisce alle sole norme di composizione delle commissioni e che secondo l'interpretazione più diffusa questo porterebbe semplicemente al ritorno alle norme precedenti. Ma anche qualora sia giuridicamente fondata l'ipotesi di un blocco, per quale ragione il termine di scadenza non potrebbe essere posticipato attraverso il tradizionale milleproroghe di fine anno, come già fatto anche nel 2009? Cosa è? Un'altra minaccia?
Sappia, il ministro Gelmini, che non saranno queste intimidazioni, né le continue violazioni dei più basilari principi della democrazia a fermare la nostra mobilitazione ferma, pacifica e determinata contro un DdL che disegna un futuro di precarietà per noi e per le generazioni future e cancella definitivamente la democrazia negli atenei e il diritto allo studio in questo paese. In un'università in cui lavorano circa 60000 precari e dalla quale escono per pensionamento quasi 2000 docenti all'anno, la cancellazione delle poche decine di contratti a tempo determinato consentiti ogni anno dal DdL e dalla manovra economica di luglio non è certo una minaccia che possa fermare la nostra protesta.
Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza - Università (CPU)
http://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/
2 Dicembre 2010
Assediato dalle proteste di studenti, precari e ricercatori contro il DdL, oramai privo di argomentazioni credibili, isolato dal fallimentare esito della raccolta di firme di professori ordinari (spesso pensionati!) in suo sostegno e svergognato dalla partecipazione a trasmissioni radiofoniche che evidenziano la totale ignoranza dei contenuti del DdL che porta il suo nome, il ministro Gelmini passa ora direttamente ai ricatti. In una quanto meno irrituale nota del MIUR si paventano, in caso di mancata approvazione del DdL, presunti blocchi dei concorsi. A dire del ministro i concorsi da professore sarebbero bloccati dalla mancata emanazione dei decreti attuativi della legge Moratti e quelli da ricercatore a causa della scadenza dei regolamenti concorsuali il prossimo 31 dicembre.
Questo è assurdo. Il compito di emanare i decreti attuativi, tanto della legge Moratti quanto eventualmente della riforma impostale da Tremonti, spetta infatti proprio al ministro Gelmini. Cosa intende dire il Ministro? Che se il DdL non viene approvato terrà bloccati i concorsi per punire il mondo universitario? Martedì 30 Novembre 2010 a Roma e in tutte le principali città italiane il Governo ha imposto a manifestanti e cittadini una militarizzazione dello spazio pubblico senza precedenti, oggi il Ministro tenta di zittire il dissenso espresso democraticamente da studenti, ricercatori e precari attraverso vere e proprie minacce.
E cosa dire poi del presunto blocco dei concorsi da ricercatore? Premesso che in caso di approvazione del DdL sarebbero definitivamente aboliti per cui non si capisce come mai qualcuno dovrebbe temere il loro blocco, rammentiamo che la scadenza del 31 dicembre 2010 si riferisce alle sole norme di composizione delle commissioni e che secondo l'interpretazione più diffusa questo porterebbe semplicemente al ritorno alle norme precedenti. Ma anche qualora sia giuridicamente fondata l'ipotesi di un blocco, per quale ragione il termine di scadenza non potrebbe essere posticipato attraverso il tradizionale milleproroghe di fine anno, come già fatto anche nel 2009? Cosa è? Un'altra minaccia?
Sappia, il ministro Gelmini, che non saranno queste intimidazioni, né le continue violazioni dei più basilari principi della democrazia a fermare la nostra mobilitazione ferma, pacifica e determinata contro un DdL che disegna un futuro di precarietà per noi e per le generazioni future e cancella definitivamente la democrazia negli atenei e il diritto allo studio in questo paese. In un'università in cui lavorano circa 60000 precari e dalla quale escono per pensionamento quasi 2000 docenti all'anno, la cancellazione delle poche decine di contratti a tempo determinato consentiti ogni anno dal DdL e dalla manovra economica di luglio non è certo una minaccia che possa fermare la nostra protesta.
Coordinamento dei Precari della ricerca e della docenza - Università (CPU)
http://coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com/
2 Dicembre 2010
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